BIOGRAFIA |
Giovanni Rocco de' Porzi nasce a Pavia dall'omonima famiglia nobile nel 1389. Nel 1408 entra nell'Ordine di Sant'Agostino, segnalandosi per l'eccellenza negli studi, sino a diventare, per usare le parole di Donato Calvi, "uno dei più dotti Scritturisti, eminenti Teologi, et egregi Predicatori", benché fosse "non tanto bellissimo d'aspetto" (Calvi 1669: 2-3). Secondo il medesimo biografo -che ispirava la propria descrizione ai Primordia Congregagationis Lombardiae (I, 1) di Benigno Peri (1475ca.)- il futuro fondatore del convento agostiniano di Crema e dell'Osservanza di Lombardia occupò la propria giovinezza in attività manuali non meno che intellettuali: "Quell'hore che da studij maggiori, et suoi spirituali essercitij gl'avanzavano, in tagliare, et cucir panni di lana, et lino, rader membrane, et pergamene, rigarle, notarle, segnarle, trascriver libri, tracopiar canti fermi, adoprar lime, martelli, e tenaglie consumava" (Calvi 1669: 3). Ciononostante, sin da questi anni, cominciò a maturare in cuor suo l'idea di una riforma dell'Ordine: "Tacitamente s'accorava, in mirare tanti e tanti de suoi fratelli, non corrispondevano i costumi della Santità dell'habito, scaduto l'ordine da quell'antica osservanza, che reso già l'haveva a tutto l'universo segnalato. Quindi meditava di continuo la mutatione della Religione, o ne desiderava la riforma [...] bramando veder a suoi giorni la redentione d'Israele, col rinovarsi nell'ordine quell'osservanza, che è il cuore, et l'anima di tutte le Religioni" (Calvi 1669: 3). Dal 1419 al 1421 è Lettore bacelliere all'Universià di Padova. Negli stessi anni compie un viaggio nel Trevigiano per visitare un vecchio zio che s'era ritirato a vita eremitica, il quale, secondo la testimonianza del Calvi -ispirata questa volta dalla Ephemeris de origine Congregationis Lombardiae di Agostino Cazzuli (1477ca.)-, fu il primo a profetizzare il destino di Giovanni Rocco che, tentato di seguire la stessa strada del parente, ne venne dissuaso con le seguenti parole: "Vade, filli, Vade, securus ad regiones tuas, nam tibi praedico, quod Augustiniensis Religio sub moribus regularibus in Provincia tua, et sub observantium regula, et disciplina per te reformabitur; et de Congregatione, quam statues, crescente filiorum tuorum numero uberrimos fructos reportabis" (Calvi 1669: 4). Negli anni seguenti lo vediamo ascendere le gerarchie dell'Ordine, sino a venir scelto, nel 1432, dal Priore Generale Gerardo di Rimini come proprio "Assistente per la visita dei Monasteri" (Calvi 1669: 5), ciò che gli fornì la fondamentale occasione di ammirare, a Napoli, il convento di San Giovanni di Carbonara, ove pochi anni prima era stata introdotta l'osservanza, e ne restò tanto colpito da venir invaso dal desiderio di rimanervi, ciò che accennò al priore di quel santo luogo, Cristiano di Villafranca Piemontese, il quale tuttavia si dichiarò contrario e pronunciò quello che viene giudicato dal Calvi -e prima di lui da Agostino Cazzuli- come il secondo oracolo intorno al futuro di Giovanni Rocco: "NON, NON, mi Pater nequaquam apud nos Deus te manere vult, sed a Provincia tua vocaris, quam institutis regularibus reformaturus es" (Calvi 1669: 5). Grazie all'eredità lasciata nel 1422 da un nobile giovane cremonese, Giovanni Tommaso Vimercati, all'Ordine agostiniano, vincolata alla clausola che il denaro venisse utilizzato per edificare un nuovo convento in Crema, e a seguito di numerosissime controversie legali con i parenti, Giovanni Rocco riesce finalmente a coronare il proprio sogno e, "comperate alcune picciole case, ne formorono oratorio con altare per la celebratione delle Messe, indi alcuni Frati da vicini Conventi radunati, un ombra vi stabilirono di Monastero l'anno 1436" (Calvi 1669: 8). Nel 1437 troviamo il Nostro a Mantova, e poi a compiere un pellegrinaggio in Terra Santa, fino a Gerusalemme. Il 10 Febbraio 1439 viene nominato Vicario generale dell'Osservanza di Lombardia: "Con rogito d'Agostino Suganappi l'anno seguente 1439, 10 Febbraio, ne fu l'Instromento formato, et conseguitane dal Duca di Milano la confermatione, et successivamente dal P. Generale Gerardo l'assoluta, et piena facoltà con che constituiva Giovanni Rocco Vicario suo Generale nell'osservanza di Lombardia, questi senza dimora a Crema trasferitosi, al gettar le fondamenta della Congregatione sua pose la mano" (Calvi 1669: 9). Nel medesimo anno fa erigere la chiesa e il monastero della Santissima Annunciazione di Crema (ora detta di Sant'Agostino), non prima di aver "quei puochi Frati licentiato, che non vollero al giogo dell'osservanza il collo sottoporre, col dar l'habito a diversi, che alla perfettione aspiravano" (Calvi 1669: 11). Fatto Provinciale nel 1440, incontra il Priore di San Marco di Milano, Giovanni di Novara, che si unisce all'Osservanza diventandone, come sostiene il Calvi, "secondo institutore" (Calvi 1669: 13). Risale al 1441 la visita a Genova per predicare presso la chiesa di Santa Tecla (ora detta di Sant'Agostino), nella quale città fondò la seconda casa dell'Osservanza, precisamente in Santa Maria della Cella in San Pier D'Arena, nel 1442. Durante l'Avvento del 1442, entra nell'Osservanza Giorgio di Cremona, "che fu il terzo ristoratore della Congregatione nostra" (Calvi 1669: 14) e nel gennaio del 1443 Giovanni Rocco ottiene all'Osservanza anche il Convento di Bergamo, per il quale nomina Priore Giovanni di Novara. In questi anni, Giovanni Rocco trascorre buona parte del proprio tempo a Genova. Nel 1444 è a Bergamo come predicatore, proprio mentre la Congregazione acquista il convento di Milano, di cui vien nominato priore Giorgio da Cremona. Tornato a Genova, ci narra il Calvi, "allo scriver chorali libri, segnare, notare, et rader pergamene fin verso la sera erano le occupationi sue" (Calvi 1669: 18). Una vita dedicata allo studio. Degno di nota in questo periodo l'episodio, raccontato ancora dal Calvi -ma tratto dai già citati Primordia (II, 26) di Benigno Peri-, di un ospite del convento che si scopre malato di peste, ragione per la quale Giovanni Rocco decide di mettere in quarantena se stesso e tutti i confratelli affiggendo altresì sulle porte che davano all'esterno un monito per i cittadini, i quali non fecero mai mancare la propria solidarietà ai religiosi reclusi con abbondanti elemosine. Nel 1455 viene incaricato dall'Arcivescovo e dalla Duchessa di Milano della cura del monastero Maggiore delle Monache Benedettine, in qualità anche di loro padre spirituale, ruolo che ricoprì fino al 1461, anno in cui morì, a Mantova, il 13 Luglio. Il Calvi elenca le sue opere: "Affaticò con la penna ad eruditione della posterità, onde si trovano di Giovanni Rocco sopra i Vangeli dell'Avvento, et della Quaresima diverse Homelie, che cominciano: Omnes quidem currunt. Altri libri sopra l'Epistole di S. Paolo, oltre la spiegatione fondatissima de quattro libri delle sentenze, et altro tomo con il titolo: Recollectae super sententijs D. Aegidij" (Calvi 1669: 21). Il Martirologio Romano lo ricorda così: "Mantua depositio R. M. Io. Rochi, qui divinitus in Lombardiae partibus Fratrum Erem. S. Augustini ordinem reformavit; nam Cremae primum condidit Monasterium, quo initio tredecim postea, tum fundata, tum reformata sunt. Demum post multos pro Deo labores, cum Mantuam venisset, plenus fide, gratia Dei, virtutumque dives, magno cum desiderio vitae futurae, corpore quasi carcere solutus est" (Calvi 1669: 24). |