COMMENTO |
Punto di riferimento fondamentale per tutti gli studi sulla storia della chiesa di Sant'Agostino sono sempre state le parole di Donato Calvi, che nel vol. I della sua Effemeride sagro profana... del 1676, pone al 1290 la data di inizio dei lavori per la chiesa e convento, fondandosi su notizie tramandate dall’archivio della comunità agostiniana: si consagrarono i principij del nuovo anno con l’erettione et fabrica della Chiesa et Monastero de Padri Eremitani di S. Agostino, hoggi [cioè il 1° gennaio 1290] con solenne processione portatosi il Vescovo Bongo a gettar la prima pietra, e piantar la Croce, perché poi fosse il sagro tempio a Santi Giacomo et Filippo dedicato. Restorno alla fabrica sopraintendenti li Padri Timoroso di Brescia, et Prudentio di Ghisalba ch’in puochi anni a termine la condussero di poterla officiare.
Queste parole si riferiscono chiaramente alla data di fondazione dell’edificio ecclesiastico, e non vanno intese come ricordo dell’arrivo a Bergamo della comunità dei frati Eremitani di Sant'Agostino. In effetti, tracce della presenza di questa comunità si hanno già prima di quella data: nel 1275, in atti rogati nel burgo de Mugazone (cioè in Pignolo) si parla di una via nova que apelatur via de remitanis, cioè una strada sentita come "propria" della comunità di frati, forse perché portava al loro convento. E già nel 1290 è menzionato un sedumen dei frati, indicato come situato in borgo Sant'Andrea, cioè un’area con edifici di proprietà dei frati, in cui si potrebbe riconoscere il primo nucleo del convento. A partire dal stesso anno, inoltre, si hanno le prime menzioni di lasciti a favore dei frati eremitani, disposti in testamenti o donazioni. Giunta a Bergamo già prima del 1275, la comunità di frati si insediò presso una chiesa già esistente, così come nel caso dei Francescani, inizialmente stabilitisi presso la chiesa di Santa Maria della Carità, in Borgo Canale, e dei Domenicani, stabilitisi presso la chiesa di Santo Stefano (distrutta in occasione della costruzione delle mura, nel 1561).
Prima degli scavi in tutta l’area della chiesa, condotti dal 2008 al 2010, si ipotizzava che resti di questa antica chiesa si potessero individuare nell’attuale cappella di San Nicola da Tolentino (cioè quella posta a destra dell’altare maggiore); questa ipotesi era fondata sulla presenza di un affresco raffigurante l’Ultima Cena datato dalla Redaelli alla fine del Duecento. La stessa studiosa ipotizza che sotto l’affresco si potesse trovare un altare. Questo luogo di culto sarebbe stato, sempre secondo la Redaelli orientato in senso S-W/N-E (Redaelli).
D’altra parte, non vi è nessuna traccia documentaria esplicita dell’esistenza di questa chiesa: secondo Elia Fornoni, la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo sarebbe indicata come appartenente agli Eremitani già nel 1255 (cfr. Bravi 2014). Un indizio della sua esistenza già nell’XI secolo si potrebbe cogliere in un lascito disposto nel 1076 da un chierico Andrea in un atto di donazione di due pezze di terra poste nei dintorni della città alla chiesa di San Vincenzo: egli prescrive che nel giorno dei Santi Filippo e Giacomo (cioè il 1° maggio) venga distribuito un pane ciascuno a 60 poveri della città. La scelta di questa scadenza per questa elemosina indica certamente l’esistenza di una particolare devozione verso i due santi, che può anche aver portato alla costruzione di una piccola chiesa nei pressi della città.
Le informazioni emerse dagli ultimi scavi archeologici all’interno della chiesa sono stati senza ombra di dubbio le più importanti per fare chiarezza su questa questione e sull’evoluzione architettonica della chiesa oggi esistente. Lo scavo archeologico smentisce l’ipotesi della Redaelli, poiché dimostra che tutti i perimetrali della chiesa attuale (escluse le cappelle aggiunte in tempi successivi) sono ascrivibili ad un’unica fase, cioè sono da identificarsi con l’edificio fondato nel 1290. E soprattutto ha portato al rinvenimento di resti materiali attribuibili appunto ad una chiesa precedente. I resti di questa prima chiesa sono stati rinvenuti nella porzione centro-ovest dell’aula, più precisamente nella prima e seconda campata dell’aula attuale (a partire dall’ingresso). Per la sua costruzione si rese necessario un intervento di livellamento del terreno su cui andava a sorgere, anche con la realizzazione di muri di contenimento, così da creare un pianoro su cui poter impostare l’edificio. Di questa prima chiesa si conservano solo le fondazioni: aveva orientamento E-W, pianta rettangolare (m 7 x 5,5) per una superficie di mq 40. I muri perimetrali sono larghi 80 cm, realizzati in pietre sbozzate legate tra loro da malta bianca piuttosto tenace e formanti corsi regolari. L’edificio è a navata unica, con abside parzialmente asportata, per cui non è possibile stabilire se si trattasse di abside quadrata, semicircolare, o poligonale.
Questa chiesa viene datata dagli archeologi al periodo altomedievale, o meglio al periodo ante 1290, cioè la data indicata dal Calvi per la posa della prima pietra della chiesa costruita dagli agostiniani e consacrata nel 1347, che è la chiesa attuale. L’intitolazione di questa chiesa più antica doveva essere appunto ai Santi Filippo e Giacomo, dato che anche il Calvi parla di costruzione di una chiesa con questo titolo: cioè la costruzione di un edificio nuovo, più grande, ma conservando l’antica intitolazione. Anche in seguito, fino alla metà XV secolo, la chiesa degli Eremitani era talvolta indicata come intitolata ai due santi apostoli, anche se già dalla metà del secolo precedente tendeva a prevalere la denominazione Sant'Agostino. |