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TITOLOMartirio di Santa Caterina d'Alessandria con la ruota
DATASeconda metà del XVI secolo
POSIZIONEDecorazioni delle pareti
COLLOCAZIONE Cappella di Santa Maria Madre di Dio e Santa Caterina d'Alessandria | Lato nord, sesta cappella sinistra, parete est.
TIPOLOGIAPitture
MATERIALEIntonaco
TECNICAfresco

SOGGETTO

Tipologia: Santi Gesù Madonna
Iconclass: 11HH(CATHERINE)13
Ecfrastica:

Il dipinto raffigura l’episodio più famoso della vita di Santa Caterina, quando, sottoposta alla tortura della ruota dall’Imperatore Massenzio, la santa venne salvata dall’intervento celeste che impedì l’esecuzione. Nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, l’episodio è narrato con grande efficacia: "Un prefetto suggerì al re, infuriato, che nel giro di tre giorni avrebbe potuto preparare quattro ruote cinte di seghe di ferro e di chiodi aguzzi, per poterla straziare con quell'attrezzo orrendo, spaventando gli altri cristiani con la vista di una morte così crudele. Si progettò che due ruote dovevano girare in un senso, e due invece si movessero con un impulso contrario, di modo che una coppia tirasse verso il basso, lacerando il corpo, mentre l'altra coppia, movendosi in direzione opposta, avrebbe portato via brandelli di carne. La vergine beata implorò il Signore che, a lode del suo nome e a conversione del popolo che stava attorno, la macchina si sfasciasse. Ed ecco che l'angelo del Signore spostò e divelse quella mola con tanta violenza, che ne rimasero uccisi circa quattromila pagani". 

L’affresco mostra la scena entro un finto arco di marmo sorretto da pilastri. La santa, seminuda e coperta solo da un velo bianco che le avvolge il ventre è rappresentata mentre subisce la tortura delle ruote dentate. Il terribile meccanismo di legno è protagonista della scena con il suo aspetto minaccioso e le dimensioni massicce. In alto un angelo appare in volo e solleva con la destra la spada, in un gesto che produce immediatamente la distruzione dell’ordigno: le due ruote sono infatti spezzate e il meccanismo è inceppato. Un soldato, colpito dall’ira celeste, lascia cadere lo scudo e sembra intento a fuggire. A destra si trovano i ruderi di una struttura architettonica classica con due colonne spezzate su cui già crescono erbe e arbusti, forse allusione al paganesimo ormai sconfitto dalla luce della parola di Cristo. Sullo sfondo domina un paesaggio solitario e desertico, solcato da una delicata luce rosata. Il tema è molto presente nel territorio della Bergamasca, dove l’accentuazione della macchina del martirio ha spesso esiti molto interessanti come nel monastero di Matris Domini e nella chiesa di Santa Caterina ad Almenno S. Bartolomeo.

 La scena è affiancata a sinistra dalla decapitazione di S. Caterina, e nella calotta absidale, dalla Gloria della Santa, la cui anima è raffigurata come una bambina che a mani giunte è ginocchiata su una nuvola sostenuta da angeli.


STATO CONSERVAZIONE

L'opera si presenta in cattivo stato di conservazione.


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