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TITOLOSant'Onofrio e San Pafnuzio
DATAUltimo quarto XIV secolo
POSIZIONEDecorazioni delle pareti
COLLOCAZIONE Cappella di San Nicola da Tolentino | Lato est, prima cappella a destra, parete est.
TIPOLOGIAPitture
MATERIALEIntonaco
TECNICAfresco

SOGGETTO

Tipologia: Santi Gesù Madonna
Iconclass: 11H(ONUPHRIUS)41
Ecfrastica:

La scena raffigura il Santo anacoreta Onofrio, che completamente nudo, appoggiandosi al suo bastone sta passeggiando insieme a San Pafnuzio, riconoscibile grazie all’abito scuro, in un paesaggio tipicamente eremitico. La parte superiore dei corpi non è visibile a causa di una vistosa caduta d’intonaco. Il paesaggio evoca il deserto tipico delle Tebaidi, luogo eremitico per eccellenza, qui infatti è caratterizzato dalla scarsa vegetazione e da scarni alberelli. Da notare è il fatto alla sinistra dell’affresco il pittore abbia dipinto una lepre, animale caratteristico di quell'ambiente. La scena fa parte del ciclo decorativo esteso sulle pareti nord ed est della cappella. Gli affreschi evocano l’incontro dell’abate Pafnuzio con Sant’Onofrio eremita in dieci scene distribuite sulle due pareti della cappella in quattro riquadri ed una lunetta. Le scene sono inserite cornici a motivi geometrici. Le aureole dei santi, rilevate per incisione, sono create con punzoni e rifinite a foglia d’oro ancora visibile per alcune tracce.

Sant’Onofrio nacque verso la fine del IV secolo. Dopo aver vissuto insieme ad un centinaio di monaci, in un monastero della Tebaide a Ermopolis, si ritirò nel deserto, restando in solitudine per 70 anni. Un angelo provvedeva al suo nutrimento, portandogli quotidianamente del pane e, ogni domenica, la santa Comunione. La sua storia è narrata dal monaco Pafnuzio che si era inoltrato nel deserto desideroso di conoscere la vita e l’esperienza degli anacoreti del deserto. Egli racconta che, dopo molti giorni di cammino nel deserto, egli si accasciò a terra sfinito. Fu allora che gli venne incontro una figura umana che lo spaventò, perché ricoperta da capo a piedi solo da lunghi capelli e qualche foglia, senza indumento alcuno. Quell’uomo era proprio Sant’Onofrio. In realtà questo aspetto era tipico degli anacoreti nel deserto, poiché erano abituati a stare soli e a vivere nella semplicità, essi finivano per fare a meno di indumenti, strumenti, comodità e privilegi della vita sociale. Dopo lo spavento iniziale, Pafnuzio comprese che si trovava di fronte ad un anacoreta, così si avvicinò, iniziando una conversazione che avrebbe portato Onofrio a raccontargli tutta la sua esperienza. Pafnuzio apprese così come egli avesse deciso di recarsi nel deserto e di come aveva vissuto per tutti quegli anni. Una volta all’anno Pafnuzio si recava alla sua caverna e fu così fino alla sua morte. Un giorno Onofrio disse a Pafnuzio: “Dio ti ha inviato qui perché tu dia al mio corpo conveniente sepoltura, poiché sono giunto alla fine della mia vita terrena”. Dopo avergli dato la sua benedizione, si inginocchiò in preghiera e morì. Pafnuzio lo seppellì come gli era stato richiesto. Prima che egli ripartisse, una frana ridusse in rovina la caverna di Onofrio, abbattendo anche i palmizi, segno della volontà di Dio che voleva che in quel posto nessun altro potesse vivere come eremita.

B. Caccia e P. Dolci hanno proposto di vedere nella scena S. Paolo eremita e, in forma dubitativa, S. Antonio abate.


STATO CONSERVAZIONE

Si riscontrano gravi lacune di intonaco a causa di problemi di umidità di infiltrazione. Si notano sbiancamenti prodotti dall’ ossidazione dei prodotti fissativi impiegati nei precedenti restauri e esfoliazioni. Si riscontrano problemi diffusi di deadesione tra gli strati di intonaco e tra intonaci e supporto.  

OSSERVAZIONI RESTAURI

Gli interventi di restauro, condotti in modo estensivo, hanno comportato la stuccatura grossolana della maggior parte delle lacune con una malta di calce leggermente intonata mediante una tinta a calce beige.  L’integrazione pittorica è stata eseguita in modo estensivo con sommarie velature sottotono a tempera, così come sono state velate tutte le tracce di esfoliazione ed abrasione. Attualmente si nota l’alterazione vistosa delle integrazioni, l’ossidazione del fissativo e la fessurazione e disgregazione di alcune stuccature. Nel restauro del 2007 è stato effettuato un intervento di messa in sicurezza dell’intonaco pittorico.


PAROLE CHIAVE

bastone, eremita, San Pafnuzio, Sant'Onofrio


ATTRIBUZIONI

  • Maestro degli Anacoreti
    Con "Maestro degli anacoreti" si identifica un artista attivo a Bergamo e in area lombarda nella seconda metà del Trecento. Matteo Lampertico ha proposto di comporre un catalogo del pittore, che ha profondi rapporti con la pittura lombarda, a partire dagli affreschi con Episodi della ...

BIBLIOGRAFIA

creato da Milena Ronzoni il 08/06/2015
rivisto da Sara Damiani, Sonia Maffei il 21/06/2015

Con il contributo di