sezioni | decorazioni interne | scheda immagine
TITOLO | Morte di Sant'Onofrio |
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DATA | Ultimo quarto XIV secolo |
POSIZIONE | Decorazioni delle pareti |
COLLOCAZIONE | Cappella di San Nicola da Tolentino | Lato est, prima cappella a destra, parete est. |
TIPOLOGIA | Pitture |
MATERIALE | Intonaco |
TECNICA | fresco |
SOGGETTO |
Tipologia: Santi Gesù Madonna Iconclass: 11H(ONUPHRIUS)6 Ecfrastica: La scena raffigura il Santo eremita Pafnuzio che tiene in braccio il corpo di Sant’Onofrio morente. Il paesaggio alle loro spalle ben esprime le condizioni di chi sceglie la vita da anacoreta: semplice, spoglia e solitaria. La parte inferiore della scena non è visibile a causa di una vistosa caduta d’intonaco, fortunatamente la scena principale è rimasta intatta e ben riconoscibile. I due santi sono identificabili da alcuni dettagli, come ad esempio l’ampio e umile saio con cappuccio di Pafnuzio e la nudità di Onofrio. La scena fa parte del ciclo decorativo collocato sulle pareti a nord ed est della cappella. Gli affreschi, composti da dieci scene distribuite su due pareti della cappella in quattro riquadri ed una lunetta, evocano l’incontro dell’abate Pafnuzio con Sant’Onofrio nel deserto. Le scene sono inserite in cornici a motivi geometrici. Le aureole dei santi, rilevate per incisione, sono state create con punzoni e rifinite a foglia d’oro ancora visibili per alcune tracce. La figura di sant'Onofrio viene rappresentata nell'arte come quella di un vecchio nudo, coperto solo dai propri capelli. Secondo la leggenda era figlio di un re, a lungo desiderato, ma che, appena nato, fu indicato da un demonio come figlio di una relazione adulterina della regina: sottoposto alla "prova del fuoco", ne sarebbe uscito indenne garantendosi così la sopravvivenza. Successivamente si isolò dedicandosi alla vita eremitica ancora molto giovane. Il monaco egiziano Pafnuzio, desideroso di conoscere la vita degli anacoreti del deserto, lo incontrò e trascorse con lui gli ultimi giorni di vita di Onofrio a cui dette sepoltura in una grotta. Pafnuzio riportò la sua esperienza nel libro “La Vita” che ebbe larga diffusione in Oriente dando l'avvio al culto di Sant'Onofrio che si estese per tutta l'Asia Minore. Stella Malaton affrema che gli affreschi sono opera di un "lombardo di larga formazione culturale, risalente ai più nobili esempi di giottismo giustesco" e aggiunge che "le figure villose degli anacoreti sono familiari all'arte milanese verso la fine del secolo nelle sculture del Duomo e nei libri di disegno tardogotici, fra i quali è facile ricordare il taccuino di Giovannino de' Grassi". Matteo Lampertico, constatando che le figure non risentono delle influenze goticheggianti presenti nell'ultimo decennio del Trecento, propone di datare gli affreschi tra il penultimo e ultimo quarto del Trecento. |
STATO CONSERVAZIONE | Si riscontrano gravi lacune di intonaco a causa di problemi di umidità di infiltrazione. Si notano sbiancamenti prodotti dall’ossidazione dei prodotti fissativi impiegati nei precedenti restauri ed esfoliazioni. Si riscontrano inoltre problemi diffusi di deadesione tra gli strati di intonaco e tra intonaco e supporto. |
OSSERVAZIONI RESTAURI | Gli interventi di restauro, condotti in modo estensivo, hanno comportato la stuccatura grossolana della maggior parte delle lacune con una malta di calce leggermente intonata mediante una tinta a calce beige. L’integrazione pittorica è stata eseguita in modo estensivo con sommarie velature sottotono a tempera, così come sono state velate tutte le tracce di esfoliazione ed abrasione. Attualmente si nota l’alterazione vistosa delle integrazioni, l’ossidazione del fissativo e la fessurazione e disgregazione di alcune stuccature. Nel restauro del 2007 è stato effettuato un intervento di messa in sicurezza dell’intonaco pittorico.
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PAROLE CHIAVE | |
ATTRIBUZIONI |
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BIBLIOGRAFIA |
rivisto da Sonia Maffei il 25/04/2016