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TITOLOAngeli musicanti
DATAFine XV secolo
POSIZIONEDecorazioni delle pareti
COLLOCAZIONE Cappella di San Gerolamo / di Sant'Eligio/Sant'Alò | Lato nord, terza cappella sinistra, catino.
TIPOLOGIAPitture
DIMENSIONI7,56 mq. ca.
MATERIALEIntonaco
TECNICAfresco

SOGGETTO

Tipologia: Angelo
Iconclass: 11G21
Ecfrastica:

Il catino absidale della cappella di San Gerolamo / Sant'Eligio/ Sant'Alò rappresenta una volta celeste con al centro il cerchio raggiante sul cielo stellato, che un tempo doveva contenere il simbolo divino ed essere circondato dalle schiere angeliche dei cherubini e serafini.

In basso sono raffigurati angeli, in scorcio dal basso, intenti a suonare strumenti musicali e dotati di particolari elementi caratterizzanti, quali l'aureola, il canonico nastro che fa capolino tra le vesti e le ali spiegate.

L'iconografia degli angeli musicanti, estremamente diffusa nel Medioevo, soprattutto a partire dagli inizi del XIII secolo, tanto sui portali e nelle vetrate delle cattedrali quanto nei manoscritti miniati, nelle tavole e nelle decorazioni parietali delle chiese, è molto spesso legata alla figura di Dio proprio perché, come scrisse Severino Boezio nel suo De institutione musicae: "[la Musica] non è un intrattenimento piacevole o una consolazione superficiale per un animo abbattuto, ma una chiave essenziale per interpretare l’armonia segreta di Dio e della natura, in cui l’unico elemento dissonante è il male che si annida nel cuore degli uomini."

Molti artisti medioevali e moderni hanno ripreso tale concetto e nelle loro opere introdussero gli Angeli quali creature celesti di suprema bellezza inviate da Dio in mezzo agli uomini per annunziare loro i suoi messaggi o per accompagnarli e custodirli nel cammino della vita. Con essi la raffigurazione degli Angeli raggiunge quel tipo di immagine che ha una sua eco perenne nel culto e nel dogma cattolico. Formando una grande aureola intorno alla Vergine o intorno a Cristo, gli angeli incarnavano la liturgia celeste e raffiguravano anche la gioia degli eletti in paradiso e la beata vita.

Il motivo iconografico degli angeli musicanti, presenti sin dal secolo VIII come legame intermedio tra il cielo e la terra, riveste una dimensione escatologica nella raffigurazione delle sette trombe dell'Apocalisse, simboli della voce di Dio che annunciano la fine dei tempi e più tardi nelle immagini cristiane del Giudizio universale. Subirà poi un incremento con la diffusione della Legenda aurea, di Jacopo da Varazze, attingendo la sua popolarità nel '400 tanto in Italia, quanto nelle Fiandre, estendendo le sue propaggini fino al '600 e oltre. 

Francesco Rossi fa notare come il motivo degli angeli di scorcio dal basso sia stilisticamente molto affine a motivi foppeschi, e trova riscontri precisi con il tamburo di S. Eustorgio a Milano, ma precisa come  l'attribuzione data da Franco Mazzini a Foppa o alla sua scuola, sia da correggere inquadrando gli affreschi in ambito più genralmente lombardo,con riferimento all'arte di Civerchio e Zenale.


STATO CONSERVAZIONE

La decorazione si presenta estremamente rovinata a causa di uno strappo eseguito nel 1886 che ha riguardato la parte centrale e le figure degli angeli musicanti. 

 

OSSERVAZIONI RESTAURI

L’opera è stata oggetto di restauro nel 1960-66, quando sono state eseguite alcune stuccature delle lacune, in specie nella parte centrale, e la loro l’integrazione pittorica.


PAROLE CHIAVE

ali, Angelo musicante, aureola, catino, liuto, strumento musicale, tromba


ATTRIBUZIONI


BIBLIOGRAFIA

creato da Chiara Colombo il 07/06/2015
rivisto da Sonia Maffei il 24/02/2021

Con il contributo di