sezioni | decorazioni interne | scheda immagine

TITOLOTrinità
DATA1325-1350
POSIZIONEDecorazioni delle pareti
COLLOCAZIONE Cappella della Natività di Maria / di San Nicola da Tolentino | Lato sud, sesta cappella destra, fianco est secondo pilastro, II registro.
TIPOLOGIAPitture
DIMENSIONI152 x 109 cm
MATERIALEIntonaco
TECNICAfresco

SOGGETTO

Tipologia: Santi Gesù Madonna
Iconclass: 11B31
Ecfrastica:

Il dipinto propone rappresentazione medievale del dogma con la raffigurazione antropomorfa dello Spirito Santo proibita nel X secolo. L’immagine è inserita in una cornice a motivi geometrici e  mostra diverse lacune, che tuttavia non ostacolano l’interpretazione dell’immagine: tre uomini identici con lunghi capelli e aureola siedono affiancati, la loro postura è uguale così come lo sono i loro abiti, una veste azzurra e un mantello violaceo ripiegato sulla spallasinistra che mostra il suo rovescio giallo. I panneggi sono morbidi e curati e i visi immobili anche nello sguardo, delicatamente ombreggiati, sono caratterizzati da occhi allungati e sopracciglia perfettamente disegnate. Le tre figure siedono insieme su un largo trono di cui sono chiaramente visibili le cuspidi e una pedana, mentre sullo sfondo appaiono motivi di stelle. Ciascuno dei tre personaggi ha la mano destra alzata con tre dita sollevate e sorregge con la mano sinistra un libro aperto mostrando le pagine all’osservatore. Si può supporre con verosimiglianza che nelle pagine fossero presenti in origine alcune parole, oggi scomparse, come avviene in un’opera del XV secolo presente nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Castelletto Cervo, che conserva ancora su ciascun libro le parole "talis Pater/, talis Filius/, talis Spiritus Sanctus".
Ogni singola figura richiama visivamente l’immagine di Cristo ma la triplicazione ha una precisa fonte biblica: deriva infatti dalla Filoxenia (ospitalità) di Abramo, l’episodio della Genesi (18, 1-19) in cui si narra che il Patriarca con la moglie Sara accolgono tre misteriosi ospiti alle querce di Mamre e provvedono a nutrirli. Tra le raffigurazioni più antiche dell’episodio biblico possiamo citare il pannello a mosaico Filoxenia di Abramo nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, databile al V secolo, e un mosaico con lo stesso soggetto a Ravenna in San Vitale.
Intorno al XII secolo la scena perde il riferimento puntuale con l’episodio biblico e diviene una vera e propria rappresentazione trinitaria, cioè traduzione visiva del credo professato dai cristiani.
In particolare Sant’Agostino riconosce in questo preciso episodio biblico il tema della Trinità, nella sua opera dedicata all’argomento (De trinitate, II, 11, 20): "Ma, poiché apparvero tre, senza che di alcuno di essi si dica che aveva preminenza sugli altri per natura o per l’età o per la forza, perché non dovremmo riconoscere qui manifestata in maniera visibile, attraverso una creatura visibile, l’uguaglianza della Trinità e l’unità e l’identità della sostanza nelle tre Persone?".
L’antica e non comune iconografia della Trinità è presente nel convento agostiniano dunque anche per motivi strettamente legati all’auctoritas delle interpretazioni del Santo.
Le tre figure uguali rimandano esplicitamente, anche attraverso il gesto delle tre dita alzate, alle tre Persone della Trinità e si presentano come una triplicazione della figura umana del Cristo.
In altre raffigurazioni le tre figure sono sedute a una mensa sulla quale sono  posati i calici, unendo così il tema del mistero della Fede per eccellenza, Dio uno e trino, e il tema dell’Eucarestia.
Dalla miniatura di Don Silvestro dei Gherarducci presente in un manoscritto conservato alla Pierpont Morgan Library, si evince con chiarezza lo stretta relazione visiva che collega l’episodio biblico alla raffigurazione della Trinità.
Tali raffigurazioni della Trinità, ritenute non conformi alla dottrina, verranno definitivamente censurate nel 1745 da papa Benedetto XIV


STATO CONSERVAZIONE

L’opera appare lacunosa con la perdita completa del lato destro e dei due angoli a sinistra, a causa di problemi di umidità. Sono presenti numerose lacune, in parte stuccate, e numerosissimi graffi. Il degrado dell’opera lascia ipotizzare un’operazione di strappo non perfettamente riuscito. Si ipotizza che le aureole e le stelle fossero coperte di foglia d’oro. Si osserva la presenza di consistenti depositi e di patine bianche e grigiastre. 

OSSERVAZIONI RESTAURI

Si individuano alcuni interventi di restauro riconducibili soprattutto al restauro occorso nel 1960-66, in cui si sono state stuccate grossolanamente la maggior parte delle lacune, poi integrate pittoricamente con velature sottotono a tempera. Durante il restauro del1989 sono stati probabilmente realizzati salvabordi al lato inferiore, e piccole stuccature, come quella in corrispondenza della mano destra e dell’angolo superiore sinistro. Durante il restauro del 2007 è stato realizzato un intervento di consolidamento.


PAROLE CHIAVE

aureola, benedizione, libro, Trinità, tunica


BIBLIOGRAFIA

creato da Paola Bianchi, Sonia Maffei il 14/01/2015
rivisto da Sara Damiani il 10/06/2016

Con il contributo di