sezioni | decorazioni interne | scheda immagine
TITOLO | Manticora |
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DATA | 1444-1476 |
POSIZIONE | Decorazioni del soffitto |
COLLOCAZIONE | Campata 5, a partire dall'ingresso |
TIPOLOGIA | Pitture |
DIMENSIONI | 50 x 15 ca. cm |
MATERIALE | Laterizio |
TECNICA | pittura a colla su laterizio |
SOGGETTO |
Tipologia: Mostri Iconclass: 31A45232 Ecfrastica: Manticora, animale mostruoso con il volto umano e il corpo di leone, con capo ruotato verso la sua destra e su fondo ocra giallo. L'animale ha una sorta di criniera ed è seduto sulle quattro zampe e la coda è visibile. L'espressione del viso ricorda quella di una smorfia lussuriosa. I tratti bianchi contribuiscono ai giochi di luce, mentre i tratti più scuri (tendenti all'arancione) evidenziano le ombre e il pelo dell'animale. Il dipinto raffigura un animale con volto umano e corpo felino mentre ruota il muso all’indietro e osserva la propria coda; decisi tratti scuri illuminati di bianco lungo la nuca definiscono una sorta di criniera leonina. Il soggetto può essere identificato con la manticora, un animale favoloso il cui nome deriva da un antico termine persiano che significa “mangiatore di uomini”, rimandando molto probabilmente a un particolare esemplare di tigre. Viene rappresentata con il volto umano, una tripla fila di denti, il corpo leonino e la coda di scorpione. La tavella è presente sulla quinta campata, accanto a un animale molto simile, con il corpo da leopardo e il volto tra il bestiale e l’umano, e un personaggio dalle orecchie enormi a punta, altro segno di mostruosità. Sono tutti rappresentati su fondo giallo ocra, a ribadire forse un programma iconografico specifico che, attraverso il colore, intendeva definire appositi percorsi di visione per l’osservatore. Nella letteratura antica, la manticora compare per la prima volta nell’opera Sull’India del medico greco Ctesia di Cnido (fine V sec. a.C.). La sua descrizione ci è tramandata da Fozio, che nella Biblioteca (855) scrive: “Parlando [...] dell’animale di quelle contrade, detto Marticora, [Ctesia] dice di avere la faccia simile a quella dell’uomo, essere grande come il leone, e rosso come il cinabro, con tre ordini di denti, le orecchie simili a quelle dell’uomo, gli occhi anch’essi come i nostri, glauchi, e la coda più lunga di un cubito a fog- gia di quella dello scorpione terrestre, nella quale ha un aculeo; quantunque poi attraverso sia piena di spine. Un aculeo ha parimente in testa, come lo scorpione, e con esso punge chi gli si avvicina, di modo che chi n’è ferito non può scampar dalla morte [...]. Aggiunge quell’animale Marticora dai Greci con parola che significa divoratore d’uomini, perché per lo più ammazza e mangia gli uomini, quantunque si cibi anche d’altri animali” (trad. dal latino di Giuseppe Compagnoni, 1836). Un mostro terribile dunque che, attraverso gli scritti di Aristotele, Plinio e Solino, dove acquista anche il potere di imitare la voce umana, entra nella cultura medievale, diffondendo la sua immagine sui mappamondi, nelle raccolte di mirabilia e nei bestiari. Nel XIV secolo, alcuni trattati moralizzanti e allegorici contribuiscono ad accentuare la simbologia negativa della manticora, associandola al demonio e alla duplicità di Satana; compare già in questi termini agli inizi del secolo, nel 1300, all’interno di una predica del frate francescano Bindo da Siena; allo stesso modo, nel manoscritto dell’opera Moralisatio avium et quadrupedum, si può leggere come l’animale sia l’espressione degli eretici e degli ipocriti che, sotto il velo rosso della devozione e della carità, nascondono il veleno del peccato (Università di Basilea, ms. F 11 10, fol. 48r). In questa prospettiva può essere letta la sua presenza sul soffitto di Sant’Agostino: i monaci predicatori l’avranno sicuramente additata come esempio da evitare per la sua natura ambigua e menzognera, oppure anche solo come testimonianza delle creature ibride e favolose che popolavano le terre esotiche e sconosciute dell’India. |
STATO CONSERVAZIONE | Nel complesso, le tavelle sono in buone condizioni. Ci sono rari problemi di spolvero della stesura pittorica di minima entità. |
OSSERVAZIONI RESTAURI | 1955-1960: Mauro Pellicioli coordina il restauro delle tavelle decorate del soffitto. Gli interventi interessano la quasi totalità delle tavelle, le cui parti mancanti vengono ridipinte. |
PAROLE CHIAVE | |
BIBLIOGRAFIA |
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rivisto da Sara Damiani il 24/03/2018