BIOGRAFIA |
Ambrogio, al secolo Iacopo, figlio naturale nato da Trussardo Calepio nel 1435, entrò nell’Osservanza più che ventenne, nel 1458, compiendo il proprio noviziato nel convento di Santa Maria Incoronata a Milano, da non molto acquisito alla Congregazione (1445). Erano quelli gli anni in cui, tra il 1452 e il 1460, Nicolino Calepio, fratello di Iacopo, erede unico dei beni in quanto figlio legittimo, aveva fatto iniziare nella chiesa di S. Agostino a Bergamo, sulla parete Sud, l’edificazione della cappella dell’Annunciazione e il padre Trussardo aveva legato al convento di Bergamo, per lascito testamentario (1452), vari oggetti sia per la chiesa sia per la cappella di famiglia. Al convento di Bergamo, inoltre, ancora nel 1458, per rinuncia all’usufrutto del lascito, era giunta pure la somma che Trussardo aveva lasciato a Iacopo. Dopo la professione religiosa (probabilmente fatta nell’aprile del 1459), Ambrogio si spostò fra i conventi di Mantova (1461-1462: il primo dei due è l’anno della morte di Giovanni Rocco de’ Porzi, proprio a Mantova), di Cremona (1463 e 1466) e di Brescia (1464-1465), per quindi approdare a Bergamo, da dove non sembra essersi più mosso. Nell’impossibilità di dedicarsi alla predicazione, giacché - come Ambrogio stesso ricorda nelle parti autobiografiche della lettera di dedica della propria opera al Popolo e al Senato di Bergamo - la natura non l’aveva permesso (un sospetto di balbuzie potrebbe essere ipotesi plausibile), non avviato dai suoi confratelli sulla strada degli studi filosofici (giacché nella comunità l’attenzione primaria era quella di dedicarsi alla salvezza delle anime), Ambrogio decise di abbracciare gli studi che possono vantarsi di essere dedicati all’humanitas. Per quasi cinquant’anni Ambrogio Calepio, all’interno del convento bergamasco, in un’aura che il confratello Iacopo Filippo Foresti, in un breve schizzo tracciato nel Supplementum chronicarum, descrive come pervasa di dulcedo e suavitas, si dedica, con grande applicazione nel vaglio dei materiali e delle fonti e con un’attenzione minuziosa nella raccolta, all’elaborazione di un opus pergrande atque insignissimum sul significato delle parole, vale a dire al Dictionarium monoligue (latino), opera che, dopo varie traversie con lo stampatore (Dionigi Bertocchi), uscì in prima edizione a Reggio Emilia,nel 1502, e fu quindi destinata ad avere per secoli fama europea, con il titolo eponimo - non originale, tuttavia - di Calepino (211 saranno le edizioni fra il 1502 e il 1779, anno dell’ultima emissione). La complessità e la laboriosità del lavoro è resa manifesta dall’impressionante brogliaccio, parzialmente autografo, oggi custodito presso la Biblioteca Civica "Angelo Mai" di Bergamo (MAB 39), dove si trova anche una redazione parziale di un dizionario bilingue (latino-italiano), destinato ai confratelli meno dotti, mai giunto, tuttavia, alle stampe (MAB 38). Il Dictionarium assorbì, dunque, pressoché tutte le forze del Calepio, il quale tuttavia non rimase completamente estraneo ad altra produzione, giacché, oltre a due odi saffiche (sulla cui attribuzione sarebbe necessario un supplemento di indagine) in onore, rispettivamente, di s. Agostino e di s. Chiara da Montefalco, ad Ambrogio è ascrivibile una revisione stilistica della vita del fondatore degli Eremitani, Giambono, originariamente scritta dal confratello Agostino Cazzuli. |