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TITOLOComplesso di Sant'Agostino: veduta a volo d'uccello
DATAFine del XVI secolo
COLLOCAZIONE Bergamo - Biblioteca Civica Angelo Mai
TIPOLOGIAPitture
DIMENSIONI164 X 104 cm
MATERIALETela
TECNICAolio

SOGGETTO

Tipologia: Architettura
Ecfrastica:

Planimetria della città di Bergamo.

La tela ci offre una veduta, a volo d’uccello, di come era la conformazione urbana di Bergamo prima della realizzazione delle mura venete di cui sulla tela è delineato in nero il perimetro.

Per far posto alle mura, da costruirsi a bastioni, secondo le nuove esigenze dell’arte della guerra che prevedevano l’uso delle armi da fuoco, furono necessarie massicce demolizioni, che spezzarono definitivamente l’unitarietà dell’antico tessuto urbano. Le demolizioni, alle quali invano la Città cercò in tutti i modi di opporsi, iniziarono in Borgo Canale nell’agosto 1561. Contrariamente a quanto in un primo tempo assicurato dalle autorità veneziane, anche l’antica Basilica di Sant’Alessandro venne demolita così come il Convento di Santo Stefano dei Domenicani, la chiesa di San Giacomo e quella di San Lorenzo.

Nella parte superiore si osserva “il nucleo urbano più antico, ubicato sul colle, circondato dalle mura medievali, chiuso fra la Rocca costruita da Giovanni di Boemia (1331) e la Cittadella viscontea (1335); si concentravano qui le fondamentali attività politiche e religiose della Città. Oltre questo nucleo Bergamo si è sviluppata lungo le antiche strade di accesso alle porte medievali, formando dei borghi che, finché non hanno ecceduto l’ambito collinare (Borgo Canale e Borgo S. Lorenzo), sono stati successivamente racchiusi in ampliamenti medievali delle mura, mentre i borghi discendenti i fianchi meridionali del colle (Borgo S. Alessandro e Borgo Pignolo), nonché quelli fortemente sviluppatisi nella piana (Borgo S. Leonardo e Borgo S. Antonio) in continuazione dei primi, verranno chiusi con una nuova cinta, le cosiddette muraine, negli anni 1430-1438, che costituiranno sino a tutto l’Ottocento la cinta daziaria. Da S. Agostino la cinta delle muraine scendeva alle spalle di Borgo S. Tomaso in direzione di Borgo S. Caterina, che però ne rimaneva tagliato fuori, diviso dalle acque del Morla. Il tracciato seguiva il corso del torrente fino alla torre di Galgario (l’unica della cinta ad essersi salvata) e di qui alla roggia Serio, che fungeva da fossato, toccando successivamente la porta S. Antonio, all’estremità di via Pignolo, i portelli del Raso, delle Grazie (in corrispondenza dell’attuale Porta Nuova) e di Zambonate; qui giunte le muraine volgevano verso sud, circondando la parte inferiore di Borgo S. Leonardo, servite dalle porte di Cologno, di Colognola, di Osio, di Broseta, per risalire lungo via Lapacano e congiungersi sul colle alla cinta delle mura medievali […]. L’attività economica che caratterizza Bergamo tra Quattro e Cinquecento è di tipo mercantile e finanziario. L’attività mercantile, se in qualche misura influenza la formazione del tessuto urbano (soprattutto dei borghi) per la presenza di manifatture di panni, trova nelle piazze, sede dei mercati, i luoghi deputati durante il corso dell’anno al commercio di derrate, manufatti e monete (il mercato dei cambi resterà sino alla fine del XVIII secolo la più caratteristica delle attività finanziarie di Bergamo) e nel prato di S. Alessandro (fra i Borghi di S. Antonio e S. Leonardo) il luogo dell’annuale fiera: estrema sintesi dell’attività mercantile e finanziaria bergamasca”.

La tradizione vuole che questa tela sia stata realizzata perché rimanesse perenne la memoria visiva della forma urbis di Bergamo, prima che la Città venisse profondamente sconvolta con la costruzione delle nuove mura.

Prendendo in esame nello specifrico la sezione della pianta illustrante il Complesso di Sant'Agostino si nota come la chiesa non denoti i caratteri gotici della facciata che la contraddistinguono fra quelle superstiti del panorama cittadino. Perfetta in pianta è invece la riproduzione del chiostro più grande, aperto sul lato meridionale, mentre il minore è coperto dall'angolazione dell'edificio sacro e della copertura. Manca però il corpo militare minore, sorto nei pressi dell'edificio nel 1572 che fungeva da caserma e dava alloggio ai cento soldati preposti alla difesa del baluardo e della vicina porta appena costruita (a meno che non lo si voglia riconoscere nelle tre casupolette dipinte a ridosso della chiesa): se così fosse il motivo è forse da imputare alla volontà di dare rilievo al tessuto medievale, rispetto a quello rinascimentale, oppure si è preferito rendere la chiesa più vistosa, quale simbolo dell'importanza dell'Ordine.

Le scritte presenti sulle tele poste a confronto differiscono per la specifica dell'Ordine di appartenenza (Agostiniani - Eremitani) e per il fatto che la tela anonima indica il sito in legenda e poi con il numero di riferimento nell'area corrispondente mentre quelle di Alvise Cima riportano la scritta direttamente sul manufatto, ai piedi dell'edificio corrispondente. 

Dato interessante per quanto strano è che le piante del Cima, più recenti, indicano l'Ordine Eremitano a cui apparteneva in origine il complesso monastico e a cui subentrarono poi, nel 1442, i Minori Osservanti Regolari di Sant'Agostino, indicati invece nell'opera anonima considerata più antica. Si potrebbe allora ipotizzare che il Cima riprese un precedente disegno o affresco della città medievale, con l'ordine monastico dell'epoca, mentre la tela nella Biblioteca Civica è una copia, di esiti migliori, o comunque succesiva.


STATO CONSERVAZIONE

Buono

NOTE

Veduta eseguita verso la fine del XVI secolo e con modifiche apportate entro il 1662.

Stando alle attuali conoscenze, sappiamo dell’esistenza di tre planimetrie dello stesso soggetto e fra loro molto simili: una è quella in questione; una seconda è quella esposta al Museo storico dell’età veneta di Bergamo e una terza in collezione privata, già collezione Lamberto Sala. 

Ad un attento confronto stilistico delle tre tele si riscontra che quella conservata al Museo storico e quella già in collezione Lamberto Sala, oltre ad essere di una stessa mano, sono evidenti copie di quella conservata in Biblioteca Civica (forse a sua volta esemplata su un antico affresco, come ipotizzano Mascherpa e Noris, andato distrutto con le demolizioni cinquecentesche).

Quest’ultima planimetria, ampiamente utilizzata dagli studiosi locali per i loro studi e pubblicazioni, fu attribuita da alcuni ad Alvise Cima insieme ad altre tele "a volo d'uccello" di Bergamo ma, come dimostra lo studio di Tosca Rossi, risalente al 2002, si tratta di un'attribuzione erronea. Al Cima si possono piuttosto far risalire gli interventi successivi di aggiornamento del tessuto urbano, probabilmente contemporanei anche alle sue vedute autografe realizzate nel 1693, sicuramente ad immagine e somiglianza della veduta in questione.

Avvalora questa ipotesi il fatto che la tela del Museo storico e quella già in collezione Lamberto Sala recano ambedue in basso un’iscrizione con il nome dell’autore, Alvise Cima: “Descrittione della nobilissima et antichissima città di Bergamo havanti fosse fortificata, cavata dall’antico con li luoghi antichi, et moderni da me Alvise Cima, l’anno MDCXCIII” (tela del Museo storico); “La nobilissima et antichissima Città di Bergamo nella descritione che si vedeva prima che fusse fortificata cavata dall’antico da me Alvise Cima dedicata al Sig. Conte […] Benglia Kavaliere di S. Stefano MDCXCIII” (tela già collezione Lamberto Sala). La tela della Biblioteca Civica non reca invece alcuna iscrizione con il nome dell’autore.


PAROLE CHIAVE

Chiesa di Sant'Agostino, complesso di Sant'Agostino, convento, monastero, pianta di Bergamo, veduta


BIBLIOGRAFIA

creato da Marita Bosio il 04/08/2015

Con il contributo di